Il Ministero dell’istruzione dell’università e ricerca

Il Ministero dell’istruzione dell’università e ricerca

Il MIUR è il Ministero che gestisce i vari rami dell’istruzione in Italia: scuola pubblica, privata, scuole paritarie, università e istituti di alta formazione artistica e musicale, si occupa inoltre di monitorare le attività degli enti di ricerca.

Struttura e funzioni

Il Ministero è sotto le dirette dipendenze del Ministro dell’Istruzione, che opera insieme al proprio staff e riferisce in sede di governo. Il Ministero si divide in tre dipartimenti principali: uno si occupa della gestione delle scuole fino agli istituti superiori, un altro di università e alta formazione, il terzo di risorse umane e finanziamenti. Alcuni comitati di insegnanti, esperti e studenti contribuiscono a fornire un punto di vista più ampio possibile sullo stato della scuola e dell’università, indicando problematiche e suggerendo possibili linee di condotta. A livello territoriale il ministero viene rappresentato dagli Uffici Scolastici regionali e provinciali. Gli istituti nazionali di ricerca scientifica fanno capo anch’essi al ministero pur mantenendo una propria autonomia, il CNR non è escluso. Per quanto riguarda la scuola primaria e le scuole superiori, il MIUR si occupa dei programmi d’istruzione, delle graduatorie degli insegnanti e di garantire agli studenti la scolarizzazione fino all’età di 18 anni (obbligo formativo). A livello amministrativo tutte le scuole godono di ampia autonomia, ma i programmi sono nazionali.

L’università e la ricerca

I programmi universitari e la ricerca scientifica godono di un’autonomia ancora maggiore in quanto i contenuti dei corsi e gli scopi delle ricerche vengono stabiliti dai professori e dai ricercatori, i rettori degli atenei si occupano di vigilare sul loro operato tramite la consultazione dei presidi di facoltà che a loro volta si relazionano con i docenti. A livello di facoltà i professori periodicamente svolgono dei consigli di istituto per indicare gli obiettivi e i programmi da attuare durante l’anno. In questo modo, attraverso una struttura piramidale, che procede dall’alto al basso e viceversa, gli organi universitari dialogano col ministero. In linea generale l’attività degli istituti scientifici viene coordinata dal CNR che si trova in rapporto diretto con il MIUR, il cui compito è quello di stanziare i fondi e vigilare.

Foto: Alessio Orrù – Fotolia

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Rita Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini

Nonostante gli scienziati di solito siano famosi perlopiù tra i loro colleghi, Rita Levi Montalcini è divenuta nel tempo un personaggio pubblico a tutti gli effetti, come meritano le grandi personalità del suo calibro.

Il Nobel e le onorificenze

La Montalcini ha ottenuto moltissimi riconoscimenti per le sue ricerche, ma indubbiamente il Nobel per la medicina del 1986 è quello più prestigioso. Seguono oltre 15 lauree honoris causa conferite in campo scientifico, premi, cittadinanze onorarie, medaglie di merito conferite da Italia, Spagna e Francia, la National Medal of Science assegnatale dal governo degli Stati Uniti nel 1987, dal 2001 è inoltre senatrice della Repubblica Italiana. Tutti questi riconoscimenti, ottenuti anche grazie ad una longevità straordinaria che le ha garantito un lungo percorso scientifico, sono legati principalmente ai suoi studi in campo di neurobiologia e alle fondamentali scoperte scientifiche raggiunte in questo ambito. Ha avuto modo di lavorare insieme ad altri due premi nobel italiani, Rubbia e Dulbecco, fa parte di molti istituti scientifici italiani ed internazionali, di alcuni dei quali è anche stata fondatrice. Ha svolto diverse collaborazioni col CNR, è socia dell’Accademia dei Lincei e membro del Cicap.

La vita e le esperienze scientifiche

Rita Levi Montalcini ha iniziato la sua carriera di medico in un periodo difficile per le donne, sperimentando nel frattempo anche i disagi della seconda guerra mondiale e delle persecuzioni nei confronti del popolo ebraico. Sfuggita alla deportazione viaggiando di continuo e grazie all’aiuto di persone amiche, non ha mai abbandonato gli studi improvvisando dei laboratori casalinghi ovunque si trovasse. La sua esperienza negli Stati Uniti è stata decisiva e le ha garantito i mezzi e i colleghi adatti a sviluppare al meglio le sue ricerche, il risultato fu il premio nobel del 1986. Ma la ricerca scientifica non si ferma mai e così la Montalcini, nonostante la sua già consolidata reputazione di luminare e ultracentenaria, continua a studiare ancora oggi al meglio delle sue possibilità. Grazie al suo prestigio l’utilizzo della sua immagine come testimonial ha accresciuto il credito di battaglie sociali, scientifiche e politiche molto importanti.

Foto: Arendt – Fotolia

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I premi nobel della ricerca scientifica

I premi nobel della ricerca scientifica

Ogni anno il 10 dicembre, a Stoccolma, si consegnano i premi Nobel per la fisica, chimica, medicina, letteratura, pace ed economia, chiaramente rientrano nella categoria della ricerca scientifica solo i primi tre.

Il metodo di assegnazione

Durante l’anno una commissione di specialisti valuta in segreto l’operato di scienziati e ricercatori, i vincitori vengono annunciati già in ottobre, ma la premiazione formale avviene in dicembre. Questo premio viene ritenuto la massima onorificenza per ogni ricercatore e viene assegnato a coloro che attraverso le proprie ricerche riescono ad apportare un concreto beneficio all’umanità; a volte la scelta è molto complessa e non priva di polemiche, ma il prestigio di chi lo riceve rimane indiscusso. Einstein, i coniugi Curie, Fermi, Richter e Schrödinger sono solo alcuni dei fisici che hanno ricevuto il premio Nobel, alcuni dei loro nomi sono ben noti anche al di fuori del mondo scientifico data l’importanza capitale delle loro scoperte. Tra i vincitori del premio per la medicina ci sono gli italiani Dulbecco e Montalcini, Giulio Natta per la chimica. L’Inghilterra, gli Stati Uniti e il Nord Europa contano il maggior numero di scienziati e ricercatori insigniti del premio Nobel negli ambiti scientifici. In alcuni casi, come ad esempio Marie Curie, alcuni ricercatori hanno ottenuto il premio ben due volte. Altre volte è capitato che membri delle stesse famiglie ottenessero il Nobel nello stesso campo, in diverse edizioni.

Il testamento di Nobel

Il premio fu istituito alla fine del 1800 per volontà di Alfred Nobel, un industriale svedese che scoprì la dinamite e si arricchì garantendo alla propria azienda una serie di importanti brevetti scientifici. Prima di morire lasciò scritto che le sue ricchezze fossero devolute all’istituzione dei premi Nobel, i quali contemplano anche una ricompensa in denaro pensata per sovvenzionare la continuazione delle ricerche dei vincitori. Nobel veniva da una famiglia di ingegneri e conoscendo l’importanza della ricerca scientifica decise di devolvere il suo patrimonio allo sviluppo delle tecnologie in grado di migliorare la qualità della vita degli esseri umani. I premi vengono assegnati indipendentemente dalla nazionalità, per questo il riconoscimento è a maggior ragione ritenuto universale.

Foto: Robert Kneschke

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Ricerca scientifica in Italia

Ricerca scientifica in Italia

La ricerca scientifica è fondamentale nello sviluppo delle nuove tecnologie, della cultura e della salute umana, nonostante l’Italia non sia fra i paesi più munifici nei confronti dei ricercatori, nelle università e negli istituti il lavoro non si interrompe mai.

Chi si occupa della ricerca

Come in tutto il resto del mondo, anche in Italia la ricerca si svolge nelle università e negli istituti predisposti sia in ambito pubblico che privato. Tuttavia il mondo scientifico non ha specifici confini, in quanto l’intera comunità di scienziati effettua continuamente uno scambio di informazioni e operatori; molti progetti vengono svolti in prospettiva europea e internazionale. Negli atenei è possibile inoltre entrare in contatto con la realtà lavorativa delle imprese. I punti di riferimento generali sono il Miur, il Ministero dell’Università e della Ricerca, e il Cnr, Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove si coordinano le attività e si stanziano i fondi pubblici; questi vengono elargiti sotto forma di borse di studio o bandi per il finanziamento di progetti scientifici.

Gli istituti

Istituti molto prestigiosi di trovano su tutta la penisola, ma le sedi centrali sono perlopiù radunate a Roma. Ad esempio l’istituto per le nano scienze, pur facendo capo al Cnr di Roma, opera attivamente nelle tre sedi di Pisa, Lecce e Modena. L’Istituto Nazionale di Astrofisica controlla una serie di osservatori in tutta Italia e coopera con l’agenzia spaziale italiana, gli istituti europei e la Nasa. L’agenzia spaziale viene finanziata dal Miur e le sue attività si svolgono in cooperazione col Cnr e gli atenei di fisica astronomica. Per quanto riguarda il settore medico, ci sono in Italia alcuni centri di biologia molecolare e biochimica clinica all’avanguardia, in queste sedi si studiano metodi per combattere il cancro e le malattie degenerative, ma anche prodotti destinati al settore agroalimentare. Un altro istituto importantissimo è quello di Geofisica, che si occupa di monitorare costantemente l’attività sismica in Italia e opera in stretto rapporto con la protezione civile. Inoltre il recente esperimento del Cern ha visto un forte coinvolgimento degli scienziati italiani ed esso è stato svolto tra Ginevra e il Gran Sasso.

Foto: paolo toscani – Fotolia

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Il CNR: centro nazionale ricerche

Il CNR: centro nazionale ricerche

Il CNR è il referente principale del panorama scientifico italiano, in questa sede ci si occupa di gestire e coordinare, ma anche di diffondere, i saperi da un’area di studio all’altra per rendere possibile lo scambio di informazioni tra gli operatori.

La struttura

Il CNR è un ente pubblico e la sua opera viene finanziata principalmente con contributi statali, i compiti di gestione sono suddivisi in undici dipartimenti che si occupano di questioni agroalimentari, industriali, energetiche, ambientali, mediche, quindi di tutti i rami del sapere scientifico e delle sue applicazioni. L’istituto si occupa di ricerca effettiva e formazione in collaborazione con progetti pubblici e privati, a livello territoriale e nazionale, ma collabora anche con i ricercatori europei e a livello internazionale. Le sedi del CNR, tra uffici amministrativi, istituti scientifici e aziende collegate, sono distaccate in tutta Italia: al nord si trovano un centinaio di sedi, tra principali e secondarie, che si occupano di sette aree di ricerca, al centro sono circa ottanta per quattro aree, mentre al sud ce ne sono un altro centinaio per sei aree di ricerca; le ricerche in molti casi sono strettamente collegate alla natura del territorio. La maggior parte dei dipendenti sono ricercatori con una prevalenza di 6 a 4 degli uomini sulle donne.

Insegnare, fare e diffondere la ricerca

I ricercatori associati al CNR molto spesso svolgono funzione di professori nelle università oppure sono giovani con contratto di formazione. L’istituto non si occupa solo di fare ricerca, ma anche di diffondere le conoscenze scientifiche attraverso una rete di contatti con gli atenei e le aziende private. Lo scopo è produrre tecnologia e valorizzare le risorse del Paese attraverso il coordinamento scientifico, sempre nella tutela delle proprietà intellettuale. L’Ufficio Promozione e Sviluppo Collaborazioni (PSC) si occupa proprio di gestire e promuovere i rapporti tra i ricercatori, il CNR e le aziende, per fare in modo di portare la tecnologia nell’industria e coniugare il mondo del lavoro con la ricerca. In questo modo la tecnologia rende più competitive le aziende e il rientro economico diventa un vantaggio per tutti, anche per il prestigio nazionale.

Foto: kabliczech – Fotolia

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I paesi che investono maggiormente in ricerca

I paesi che investono maggiormente in ricerca

Investire in innovazione e ricerca rappresenta una spesa strategica con grandi prospettive di sviluppo, nonché fonte di prestigio per i paesi che la sostengono, in questo senso alcune nazioni dimostrano più attenzione di altre.

I maggiori investitori

I paesi che investono di più nella ricerca scientifica storicamente sono gli Stati Uniti, il Nord Europa, la Russia e il Giappone, ma negli ultimi anni si sono fatti avanti sul piano internazionale alcuni paesi in via di sviluppo alla ricerca di nuove tecnologie per migliorare la competitività commerciale, ne sono un esempio la Cina e l’India. In Europa sta emergendo anche l’Austria, in questo paese da un decennio i fondi destinati alla ricerca aumentano costantemente di anno in anno, quindi si tratta di un esempio virtuoso nel panorama dell’Unione Europea. Gli Stati Uniti rappresentano il principale polo di attrazione per i ricercatori di tutto il mondo, infatti le borse di studio elargite dalle università e i posti di lavoro offerti dagli istituti privati statunitensi, attraggono persone competitive e meritevoli con progetti di ampio raggio, al di là della provenienza. Il mondo scientifico rappresenta infatti una comunità globale che mira alla diffusione delle conoscenze tra gli operatori del settore, quindi molto spesso scienziati di nazionalità diverse si ritrovano a collaborare sugli stessi progetti. Investire nella ricerca significa anche permettere ai ricercatori di viaggiare e prendere parte a progetti importanti.

La tecnologia nei paesi in via di sviluppo

Molti paesi emergenti come la Cina e il Brasile stanno investendo sempre di più nella tecnologia: maggiore informatizzazione, costruzione di infrastrutture e implementazione della ricerca scientifica. Alcune statistiche stimano che entro i prossimi venti o trenta anni queste nazioni supereranno addirittura i paesi del G7, Stati Uniti compresi, diventando le nuove economie trainanti a livello mondiale. Fra non molto tempo i forti investimenti di India e Cina nell’istruzione, l’università e la ricerca, garantiranno a questi paesi un rientro economico enorme in termini di PIL e avranno un grande impatto sulla modernizzazione dell’industria e delle infrastrutture, compatibilmente con un miglioramento delle condizioni di vita di tutti gli strati della popolazione.

Foto: Andre B. – Fotolia

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